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Addomesticare - ABBASTANZAMENTE

Addomesticare

EDINBURGH, SCOTLAND - MAY 11:  Paisley born Turner prize nominee, Anya Gallaccio, views her new installation Red on Green,  an installation of 10,000 red roses laid upon the gallery floor, at Jupiter Artland on May 11, 2012 in Edinburgh, Scotland The new work by the Paisley born artist, accompanied by Andy Goldsworthy installation the Coppice Room, opens the fourth season at Jupiter Artland. (Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images) ORG XMIT: 144312883

22 Dic Addomesticare

La creazione di legami, che per la Volpe del Piccolo Principe di Saint-Exupéry passa attraverso la necessità di Addomesticare.

saint-exuperyIl malinconico aviatore Antoine de Saint-Exupéry scrive, durante il suo servizio come pilota di guerra, quello che è senza dubbio il suo libro più famoso: Il Piccolo Principe, una fiaba agrodolce ricca di riflessioni molto profonde, di poesia e di sentimento che ben presto incontra uno straordinario successo di critica e di pubblico; tradotto ad oggi in 253 tra lingue e dialetti, anche remotissimi, si avvicina nel momento in cui scriviamo ai 150 milioni di copie vendute nel mondo ed è da sempre, fin dalle elementari, uno dei testi di riferimento quando si parla di amore, amicizia e senso della vita. Il suo punto di vista originalissimo, quello di un bambino, riesce a superare le barriere della comprensione e gli schemi rigidi di molti adulti, che da sempre lo amano incondizionatamente.

Il capitolo certamente più conosciuto è quello in cui una Volpe chiede al Piccolo Principe di stabilire un legame con lei, perché ciascuno dei due smetta di essere straniero all’altro. Il metodo che propone per arrivare a questo è: essere addomesticata. Io, mi rendo conto, sono un po’ fuori dal coro e questo capitolo, benché emozionante, mi ha sempre disturbato. Fin da quando ero piccolo.

Non posso sapere cosa intendesse davvero dire, nel profondo, Saint-Exupéry con questa metafora. Purtroppo, non molto tempo dopo un pilota tedesco da caccia lo ha abbattuto e ucciso col suo Messerschmitt BF109, in volo sul mare. Credo però che fosse una idea molto personale, generata dalla sua personale percezione della vita, con la quale non sono mai stato d’accordo.  A me, il rapporto che si crea tra la Volpe e il Piccolo Principe dà fastidio; m’inquieta profondamente, fin dalla primissima lettura, avvenuta in un mattino uggioso in classe, in quinta elementare. E vi dico perché. 

Prima, però, vi trascrivo il testo del capitolo XXI, così mi potrete seguire più comodamente.

le-petit-princeIn quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “<addomesticare>?
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.

“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembro’ perplessa:
“Su un altro pianeta?”
“Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
“No”.
“Questo mi interessa. E delle galline?”
“No”.
“Non c’e’ niente di perfetto”, sospiro’ la volpe. Ma la volpe ritorno’ alla sua idea:
“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…”

piccolo-principe-volpeLa volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
Per favore… addomesticami“, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
Non si conoscono che le cose che si addomesticano“, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”

Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti“.
“Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
Ah!” disse la volpe, “… piangero'”.
“La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua e’ unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero’ un segreto”.

little-princeIl piccolo principe se ne ando’ a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente“, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e’ per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
Voi siete belle, ma siete vuote“, disse ancora. “Non si puo’ morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e’ piu’ importante di tutte voi, perche’ e’ lei che ho innaffiata. Perche’ e’ lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche’ e’ lei che ho riparata col paravento. Perche’ su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche’ e’ lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche’ e’ la mia rosa”.
E ritorno’ dalla volpe.
“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e’ invisibile agli occhi”.
“L’essenziale e’ invisibile agli occhi”, ripete’ il piccolo principe, per ricordarselo.
E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante“.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurro’ il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verita’. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripete’ il piccolo principe per ricordarselo.

Bene. Intanto, come vi sentite dopo la lettura di questo brano? Più completi? Disarmati? Sereni? Angosciati da un senso ineluttabile di perdita? Confusi? Felici?

Ho idea che, per quanto possiate essere stati stimolati a riflessioni importanti, difficilmente queste vi abbiano regalato attimi di allegria. Che non è obbligatoria, intendiamoci. Ma se un simile scritto risulta indigesto leggendolo da adulti, figuratevi da bambini, il target designato originariamente per il libro.

E poi, una cosa che mi sono sempre chiesto: ma perché quando il Principe annuncia che sta per partire la Volpe gli scarica addosso il fatto che adesso lei piangerà? Per fortuna, il Piccolo Principe, essendo un alieno, sembra abbastanza impervio ai sensi di colpa. Chiunque altro cresciuto a questa splendida scuola – vale a dire, noi tutti, si tratta di una tecnica che ci viene inculcata fin dalla più tenera età – leggendo questo passo non può che sentire una fitta al cuore.

In realtà, è molto interessante il modo in cui la Volpe spiega come intende procedere per riempire il proprio mondo di senso. Anzitutto, descrive con precisione come intende procedere per creare una abitudine: la presenza del Principe, costante, sempre più vicina, sempre più familiare. Nello stesso posto, alla stessa ora. Fino a quando non diventa parte integrante del mondo della Volpe; fino a quando essa non comincia a sentire la paura della sua mancanza. Il prezzo della felicità, lo definisce; e assegna a tutto ciò una cadenza, una ritualità ben precisa, capace di sottolineare, di rendere significativo questo attimo, questo processo.

La premessa della Volpe, con la quale non sono assolutamente d’accordo, appare piuttosto pesante, ad un esame disincantato. Intanto, presuppone che la profondità del legame scaturisca dal bisogno:

Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro.

Poi, con un ardito passaggio logico, che questo bisogno sia alla base dell’amicizia (Se tu vuoi un amico addomesticami!) , e addirittura della conoscenza delle cose ( Non si conoscono che le cose che si addomesticano).

In questo famosissimo passaggio vengono espressi molti importantissimi concetti riguardanti il come noi vediamo le cose, come diamo ad esse importanza, come attribuiamo senso ad esse. Su questo, non si discute; anzi, la disamina è oltremodo lucida. Saint-Exupéry, come molti guerrieri inclini alla poesia, si è dimostrato capace di cogliere verità profonde e immutabili.

Quello che invece credo vada messo in discussione è il grado di utilità e di desiderabilità di questi processi, che qui sembrano descritti come buoni e desiderabili.

allevamento-polliL’idea che una relazione sana debba necessariamente fondarsi sul bisogno reciproco, per quanto sociologicamente intelligente, risulta profondamente umiliante. Senza neppure cominciare a parlare di sentimenti – che, sì, potrebbero essere un adattamento cognitivo efficace per giustificare la storia del bisogno – trovo che un corretto avvicinarsi all’Altro non presupponga il bisogno, né tanto meno il bisogno che si effettuino, o non si effettuino, determinati comportamenti e azioni. Ritualizzati, o meno.

Quello che genuinamente vi fa avvicinare all’Altro è semmai l’accettazione. Che non vuol dire farsi piacere tutto. Non vuol dire però neppure avere controllo su di esso. Se qualcosa deve da voi essere controllato per risultarvi gradito, o accettabile, non siamo in presenza dello sviluppo di una relazione vera e profonda: è più una cosa tipo il terraforming della fantascienza. Riduco tutto a un qualcosa che va bene a me, così poi lo posso gestire. Né più né meno, effettivamente, di quanto facciamo con gli animali da compagnia. Il fatto che poi lo facciamo, e veramente, anche con le persone è una cosa estremamente triste, benché pratica.

rosaChe tipo di legami umani si possano raggiungere con la domesticazione è facile verificarlo nelle incasellature, nelle distorsioni tipo bonsai, nella crescita da polli di allevamento cubici che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Aprirsi al rischio che una persona possa anche non piacerci, non servirci, è certamente pauroso e scomodo; ma in questo caso possiamo allora parlare di relazioni vere, quando e se riusciamo a stringerle.

Addomesticare, già.

Lo stesso discorso vale anche per il resto della realtà che ci circonda.

Nessun dubbio riguardo alla natura speciale che la rosa coltivata con cura assume ai nostri occhi. E’ la nostra rosa.

Ma così come in fondo si chiama rosa per una nostra convenzione (e non per altro), la rosa esiste perché noi abbiamo deciso di crearla, attraverso innumerevoli incroci selezionando quelli che per noi rivestivano maggiore utilità. Del fiore iniziale, forse meno profumato, forse meno colorato, meno setoso, meno regolare, non abbiamo più alcun ricordo. E sicuramente, optando per la rosa abbiamo perso quelle caratteristiche che erano originarie ed originali. Non possiamo più ritrovarle; non sappiamo più nemmeno quali esse fossero. Magari erano mediocri; magari erano straordinarie. Sono perse.

Ogni anno svaniscono dalla nostra realtà migliaia di specie, di oggetti, di situazioni, di persone fatte semplicemente a modo loro; il mondo si adatta a quello che viene comodo a noi, perché sia più gestibile. Poco importa se non sa più di nulla, se nulla più ci sorprende. Il prezzo da pagare appare equo.

Oppure no?bilions-roses

Siete davvero sicuri che ci guadagnate qualcosa, concentrandovi sulla vostra rosa anziché restando liberi di apprezzare l’intero roseto?

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