maggio 2016

pisolino ufficio

29 Mag La Legge di Parkinson

La Legge di Parkinson è una intelligente e simpatica critica del malfunzionamento del lavoro che spiega come sprechiamo felicemente il nostro tempo.

Cyril Northcote ParkinsonLa Legge di Parkinson è un enunciato, ironico, scherzoso, ma non per questo meno lucido, che dobbiamo alla brillante penna dello scrittore inglese Cyril Northcote Parkinson. Essa recita: Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo. Parkinson ebbe modo di formare le sue idee osservando da vicino (vivendoci dentro) due tra le organizzazioni burocratiche per eccellenza: quella militare, e quella scolastica. Attorno a questa osservazione iniziale, l'autore costruì un intero libro (La Legge di Parkinson, appunto) nel quale metteva alla berlina molte magagne delle grandi organizzazioni: l'incapacità di delegare o lo spreco di risorse, il rampantismo fine a se stesso, lo spreco, l'improduttività, l'autoreferenzialità e molto altro. Il libro, benché intelligente e, cosa non da poco, divertente, nonostante sia una disamina molto lucida di molti dei peggiori difetti che affliggono il mondo del lavoro non é mai stato troppo amato: troppo lucido, troppo impietoso. Perchè, in sostanza, mette di fronte chi lo legge ad una sua caratteristica preponderante: la sua sostanziale vacuità.

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barometro

23 Mag Il problema del barometro

Il problema del barometro: ormai un aneddoto classico che illustra le tante possibilità che si aprono ad una mente creativa, in grado di pensare liberamente alle più diverse opzioni. 

Alexander CalandraIl problema del barometro é un aneddoto ormai classico che illustra il modo in cui una mente addestrata alla creatività può arrivare a risolvere problemi pensando liberamente a opzioni diverse da quelle che sembrerebbero obbligatorie, dato il contesto. Nessun dubbio che le soluzioni trovate in tal modo siano le più ortodosse e le più facilmente accettate; è però vero che proponendo sempre soluzioni uguali a problemi uguali si arriva al punto in cui, nel momento in cui si sviluppa una qualche mutazione dei fattori - contesto, tempo, mezzi, soggetti chiamati in causa, desiderabilità economica, eccetera - ci si ritrova paralizzati.

La versione più accreditata é stata narrata per la prima volta da Alexander Calandra, un valido scienziato della Chicago University e assistente di Enrico Fermi; poi, una volta diventata di pubblico dominio, si é diffusa a macchia d'olio ed é ricomparsa in diverse versioni, tra le quali la più nota accreditata a Ernest Rutheford con protagonista un giovane Niels Bohr. Sarebbe carina se fosse vera, ma é un falso. Poco male: se è assolutamente vera significa che c'è altra gente in giro intelligente almeno quanto Bohr; se invece è inventata, significa che Calandra era, oltre che un bravo scienziato, anche un ottimo insegnante

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esercito di terracotta

20 Mag Assediare Wei per salvare Zhao

Assediare Wei per salvare Zhao, il secondo tra i 36 stratagemmi alla base del pensiero strategico cinese. 

Assediare Wei per salvare Zhao é il secondo tra i 36 stratagemmi che sono alla base del pensiero strategico cinese, un classico taoista la cui origine si perde tra le nebbie del tempo.

Commento 

Dividere l'avversario anziché [rafforzare] la sua compattezza.

Contrattaccare all'offensiva dell'avversario anziché sferrare il primo attacco.

Sun Bin  

Spiegazione

"Nulla al mondo è più molle e debole dell'acqua. Eppure nessuno la supera nell'attaccare ciò che é duro e forte. Niente può cambiarla. La debolezza vince la forza. La mollezza vince la durezza. "

Daodejng, LXXVIII

L'origine storica di questo proverbio è fatta risalire al generale dello Stato di Qi Sun Pin (o Sun Bin) il quale, durante il periodo degli Stati Combattenti (453 a.C. - 221 a.C.), non rispose direttamente alla richiesta di aiuto di Zhao, attaccata da Wei, ma si diresse invece tra lo stupore di tutti verso la capitale di Wei, la città di Daliang, assediandola. Sun Pin aveva valutato le forze in campo di Wei troppo forti per attaccarle direttamente e aveva optato per questa manovra indiretta, che diede un duplice frutto: non solo portò rovina nel territorio nemico lasciato parzialmente indifeso, ma così causò anche lo scoramento e il rapido ripiego dell'esercito rivale che, nella fretta di correre in soccorso ai territori assediati, si scompaginò e cadde in una disastrosa imboscata delle truppe di Sun Pin che aveva previsto tale evenienza.

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happiness

13 Mag La felicità è reale solo quando é condivisa?

La felicità è reale solo quando è condivisa? Questo è quanto affermava Tolstoj ne "La felicità familiare", ma siamo proprio sicuri che sia così?

La felicità è reale solo quando è condivisa, scriveva Lev Tolstoj nel suo libro La felicità familiare; e proseguiva, Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo? 

Tutto molto condivisibile; chi di noi presto o tardi, in misura maggiore o minore, non ha mai desiderato esattamente queste cose?

Tuttavia, é meglio stare molto attenti. Perché se ci poniamo questo obiettivo per misurare la nostra felicità rischiamo di rimediare cocenti delusioni.

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brujo

04 Mag E’ così terribile essere un timoroso?

E’ così terribile essere un timoroso? Questa la domanda che Carlos, il discepolo, rivolge al suo maestro, lo stregone yaqui Don Juan Matùs. La risposta è di quelle da ricordare. 

shaman"E' così terribile essere un timoroso?" Il discepolo, Carlos Castaneda, rivolge questa domanda a quello che poco a poco é divenuto il suo maestro in un importante cammino di conoscenza, lo stregone yaqui Don Juan Matùs. La domanda è inserita nel contesto di una discussione più ampia nella quale il mentore offre all'allievo un punto di vista chiaro ed ineluttabile sul come dovrebbe essere vissuta la vita. Questi dialoghi sono tratti dal bellissimo terzo libro di Castaneda, Viaggio a Ixtlàn, concepito come un qualcosa a metà tra il romanzo e la ricerca antropologica. Nessuno ha mai saputo se si trattasse di pure invenzione o se ci sia stato veramente un Don Juan a mostrare il cammino; certo è che Castaneda su questa storia costruì una fortuna commerciale invidiabile.

In ogni caso, realtà, finzione, poco importa; i concetti qui espressi, in maniera chiarissima, con parole che vale la pena di leggere - si imprimono con forza nella coscienza - sono gli stessi che ritroveremo in moltissime culture e che parlano di una meditazione, quella sulla Morte, da sempre punto centrale ed ineluttabile di molti sistemi filosofici. Ma lasciamo parlare il libro; leggete, ne vale veramente la pena. Interessante anche la metafora finale, un modello che ritorna spesso nelle pagine di Castaneda e che, moltissimi anni prima di Coelho, paragona la persona che ricerca  la consapevolezza ad un cacciatore, o a un guerriero.

Per facilitare la lettura: a sinistra, le parti di Don Juan, in corsivo; a destra, quelle di Carlos Castaneda.

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